Alberto Grifi “Anna”

Nel ’72, in gennaio mi pare, Massimo Tarchielli e Roland  che era un suo amico tedesco, hanno incontrato Anna a Piazza Navona, minorenne e incinta. Era scappata da poco dall’ultimo di una infinità di collegi e riformatori francesi dove i suoi, emigrati in francia dalla Sardegna, l’avevano affidata.

Arrivata a Roma dormiva sui marciapiedi o nelle camere di sicurezza, questa qua è Anna,

e questo qua e Massimo insieme ad Anna,

ecco, visto che era un caso umano, per cosi dire Massimo e Roland la ospitarono in casa, e scrissero, tenendola sotto osservazione un enorme pacco di appunti che stava a metà tra una sceneggiatura e un progetto di opera filantropica, poi mi telefnarono per girare il film,

Cominciammo a girare su pellicola 13mm, con una Ariflex, un Nagra per le registrazioni sonore, cioè le solite attrezzature che usa la televisione o piccole troup per girare su pellicola cinematografica

In questo periodo ci siamo accorti che tutta questa prima parte del materiale che avevamo girato era caratterizzata dal tentativo di far ri-recitare ad Anna certi momenti che lei aveva già vissuto, sulla base degli appunti che avevano preso Roland e Massimo.

è in questo periodo che la prima fase della della lavorazione che abbiamo reso leggibile come ciò che Anna viveva veramente e ciò che Anna era costretta a recitare erano due fasi in aperta contraddizione.

Per questo abbiamo montato insieme quello che succedeva -per usare una terminologia cinematografica- prima del ciack e dopo lo stop, cioè prima della scena e durante la scena, cioè la vita vera e la vita recitata, e ci siamo accorti che Anna era assai diversa da quella che noi volevamo che fosse: Anna voleva Amore, non Pietà.

FAcciamo 2 esempi: un giorno abbiamo deciso di girare la scena in cui Anna si fa la doccia, Massimo e Roland l’avevano già sceneggiata un mese prima, Anna nuda, incinta, sottto l’acqua; Massimo le ricorda le battute che doveva dire, allora tu dici “Io ho paura di scolare, etc.etc..”.

Questa scena va avanti per un bel pazzo, in cui Massimo si comporta come un secondino alla buona, rimprovera Anna perchè è sporca, perchè non lava mai i piatti. Fa persino lo spiritoso su eventuali pidocchi. Alla fine di questa doccia, quando ha lavato bene bene Anna e si congratula con se stesso per averla ripulita, recuparata, resa degna di essere ospite in casa sua si guarda sulla mano e vede un pidocchio, un pidocchio vero. I pidocchi poi vengono fuori a decine, tutti quanti ci grattavamo e ci siamo odiati, nessuno aveva più voglia di recitare e questo nel film sivede molto molto bene.

da quel momento non potevamo più amministare come registi i disagi di Anna dall’alto con a pietà, usando quello strumento borghese che è appunto la pietà perchè i disagi di Anna attraverso i pidocchi erano passati direttamente sulla nostra testa: Anna con una manciata di pidocchi che non sapeva nemmeno di avere ci ha trascinato giù dal piedistallo della regia, questi pidocchi sottoproletari per così dire imprevisti, ci hanno smettere di amministrare pidocchiosamente il vissuto di Anna.

Da quel giorno Anna ha rifiutato di recitare ciò che in lei era Autentico.

Poi c’è la storia di Vincenzo, che faceva l’elettricista del film. Un giorno ha acceso le luci, è entrato in campo e ha fatto una dichiarazione d’amore ad Anna, mescolata con un racconto sulle lotte operaie.

Vincenzo ha abbandonato il posto di avoro per raccontare entrado in campo come aveva abbandonato l’altro alla Pirelli, riutandosi al cesso orario e altre premure del genere che la Pirelli riserva agli operai, rifiutandosi in fatto allo sfruttamento in fabbrica, ha anche rifiutato lo sfruttamento e l’esclusione dalla scena che il cinema riserva alle maestranze, perchè il cinema, il cinema ci Cinecittà ha bisogno di maestranze talmente qualificate, ma rese mediocri dalla noia senza passioni, senza creatività autentica: del resto i tromboni del cinema italiano lo sappiamo bene hanno bisogno di questa maestranze passive, ringraziano prima le maestranze del produttore quando ghignano con l’Oscar in mano, quando vengono premiati dall’industria culturale. Vincenzo l’elettricista con quel passo che ha fatto per entrare in campo ha visto con nitidezza il significato dell’altro. Ha fatto un passo nella propria libertà, e anche nella nostra, perchè ci ha regalato il suo amore, il suo amore. La vita di Anna e Vincenzo è cambiata quel giorno, mi sono anche cambiate tutte le tensioni emozionali del gruppo, è cambiata anche la nostra vita, ed è cambiato il film. Rifiutando il lavoro il lavoro che lo incatenava all’ombra fuori della scena Vincenzo ha creato la sua vita, ha creato la sua possibilità di amare, e Ha messo in crisi i piani del film perchè nel film non c’era mai stato. Un operaio ha mandati in merda i piani della regia questi sono stati i fatti e secondo me questo è un gesto che seppure microscopico è davvero rivoluzionario perchè Vincenzo ha preso in mano la gestione dei significati del film, e lo ha modificato dal profondo, per così dire, espropriandoci come padroni ideologici del film.

Questo introduce un’altro discorso che è di estrema importanza: che è il salto qualitativo che una nuova tecnica a basso costo, uno dei cosidetti mezzi poveri, ha permesso a Vincenzo di entrare in campo,

Questo qua è Vincenzo

nel momento in cui fa la sua dichiarazione ad Anna, e questo è molti anni dopo,

Vincenzo ed Anna durante una manifestazione.

Bhe, ho già detto tante volte che abbandonare la ingombrante inibente attrezzatura cinematografica, l’Arriflex, il Nagra fonico, macchinisti ciack, etc.etc. per sostituirla con un videoregistratore è stato di estrema importanza anche nel caso del cinema directe per esempio, dove ogni spontaneità viene filmata per così dire con la pellicola, e soprattutto con costi alti, dove il tempo è denaro, è inevitabile che la regia tenda ad imbrigliare qualsiasi gesto spontaneo filmabile servendosi di un piano di lavorazione, di una sceneggiatura che magari sembra improvvisata li per li, ma poi ci si accorge che quella sceneggiatura, anche se sembra improvvisata, è in realtà imbastita su un criterio economico, sulla falsa riga dell’economia. Con la sua utilità la regia fa in modo che fatti e persone rientrino nella sceneggiatura con i loro comportamenti spontanei -imbriglia i comportamenti spontanei delle persone nei metri di pellicola a disposizione e nel tempo che questo insieme al personale che fa il film costa.  Così sulla base del prezzo della pellicola si amministrano i gesti della realtà, Reificandola, mercificandola.. Le passioni i desideri il dolore vengono calcolati in denaro. Larte strizza l’occhio al capitale, la regia attraverso la sceneggiatura, e più in generale, servendosi di quel baraccone burocratico che è il cinema tradizionale, fa rispettare l’ideologia del capitale, riproducendola.

Massimo sostiene che sia messo il dito sul marciume delle istituzioni che si occupano delle ragazze Madri etc. ma è poco.. Vivendo insieme avremmo potuto criticarci noi come possibile istituzione vedere cosa vuol dire fare del bene o aiutare o piuttosto autogestirsi, trovare soluzioni insieme, creare tra noi dei rapporti radicalmente diversi dai modelli del sistema. L’ultima volta, 2 anni dopo la fine delle riprese che abbiamo sentito la voce di Anna, era una sua telefonata dal manicomio, ci chiedeva piangendo e minacciando di tirarla fuori, i qualche modo. E tutto quello che abbiamo saputo fare è di registrare la telefonata, abbiamo preferito un film sulla realtà piuttosto che lottare per creare una realta un po meno schifosa, è più comodo. Vincenzo, quello che nel film doveva rimanere fuori campo a fare l’elettricista, è l’unico che questa storia si è impegnato a viverla, a viverla da dentro.

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8 risposte a Alberto Grifi “Anna”

  1. sancora ha detto:

    che fine ha fatto Grifi? E Vincenzo? e Anna? e la figlia di Anna?

  2. Rachel Kushner ha detto:

    Ciao Deacon, ma anche la bambina e morta? Come lo sai? Per favore, spiegarlo?

  3. Massimo Mulè ha detto:

    Ho visto “Anna”(il film) a Bologna un po’ di anni fa e mi ha fatto impressione. La crudeltà di quelle riprese mi ha fatto rivedere le mie idee che avevo nei confronti di Grifi.
    Oggi ho letto il bel articolo delle Sig.ra Kushner ed anch’io mi chiedevo se la bambina fosse sopravvissuta e dove fosse ora. Spero non sia morta.
    Mi rendo conto che è una curiosità alla “chi l’ha visto” ma non riesco a non pensarci…

    • Blu Samarcanda ha detto:

      io stessa nutro la tua curiosità., Non deve rimanere così poco di Anna.. in quale manicomio era? nessuno l’ha aiutata? non c’è altro?

  4. Carlo ha detto:

    Un film orribile, girato da persone orribile che si sono serviti di una povera sventurata morta poi in un manicomio. Quella non è arte, ma la sintesi di tutta l’idiozia di una sventurata non-cultura.

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